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A cura di Giuseppe Giraldi

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L’ASSENZA DELLA POLITICA

Posted On Giovedì, 16 Gennaio 2020 10:16

di Giuseppe Giraldi

Qualche sera fa, la trasmissione televisiva di Massimo Giletti si è trasformata in una vera e propria arena, nonostante il titolo del programma lo neghi con evidenza (NON È L’ARENA).

È accaduto proprio quando è comparso in video il presidente del consiglio comunale di CZ che ha tentato, per come era nelle sue possibilità, di mettere assieme due cose inconciliabili: l’esigenza di non mettersi contro i consiglieri comunali con la necessità di non apparire un difensore di pratiche politiche molto discutibili. Ma ormai la politica è questa, è diventata l’arte dell’equilibrismo tra il lecito e l’illecito, in contesti dove non apprezziamo più l’analisi e la proposta politica, ma ci fa più comodo la disponibilità del candidato a farci qualche favore.

Per questo trionfano i campioni delle preferenze, i signori della ‘mmasciata, per questo ci ritroviamo eletti nelle istituzioni persone che non trovano riprovevole, come a Catanzaro, riunirsi tutti i giorni (forse anche sabato e domenica?) per discutere di argomenti che saranno portati all’ordine del giorno del Consiglio Comunale.

Dando per necessaria tutta questa fase di esame e discussione preliminare che impegna i consiglieri per tutti i giorni lavorativi dell’anno, si perviene alla convinzione che le istituzioni sono diventate una specie di palestra culturale dove non si risparmiano parole: parlare, parlare e parlare di tutto e di più.

Sarà questo eccesso di verbosità un riflesso esasperato della comunicazione digitale che ci fa stare quasi tutti con il telefonino all’orecchio per buona parte delle nostre giornate? Oppure è solo un modo per capitalizzare il massimo dei gettoni di presenza che la legge prevede per i consiglieri comunali?

Francamente penso che la seconda ipotesi sia la più probabile, fermo restando che ci sono anche consiglieri comunali (pochi) a credere, in buona fede, che tutto questo lavorio di commissioni quotidiane sia davvero necessario. Anche questo fenomeno è lo specchio dei tempi che viviamo.

Tante cose cambiano nel tempo, come anche la campagna elettorale per le elezioni regionali che si sta svolgendo con modalità nuove. Cambiata la comunicazione per effetto dei social, adeguarsi è un imperativo. Il primo effetto molto positivo che rilevo è la consistente diminuzione di affissione manifesti. Si vedono molto meno imbrattamenti di muri con facce di candidati e spero che si arrivi ad una sparizione totale di questo metodo di propaganda elettorale.

Eppure l’epoca dei manifesti (quelli senza le foto dei candidati) era quella in cui si privilegiava il contatto diretto tra candidati ed elettori, era il tempo dei comizi dove pubblicamente venivano esposte le proprie tesi politiche e confutate quelle degli avversari, dove l’eloquio e la razionalità dei ragionamenti dell’oratore facevano la differenza.

E quando arrivavano in città i leader nazionali le piazze si riempivano, perché gli elettori andavano ad ascoltare l’illustrazione di una proposta politica, non un’elencazione di slogan. E si andava a sentire anche le proposte che non si condividevano. Con questo spirito, ancora oggi, partecipo agli incontri di cui vengo a conoscenza, per ascoltare le proposte di tutti, possibilmente. Ma, salvo ricredermi in questi ultimi dieci giorni di campagna elettorale, resto deluso perché, salvo poche e meritevoli occasioni, l’accoglienza si limita a qualche brindisi a base di prosecco, qualche stretta di mano, quattro parole che invitano a votare il candidato, un paio di slogan tanto per moda e via verso un altro appuntamento programmato sui social.

C’è quasi sempre un’assenza: la politica. Ancora non ho sentito un’analisi seria e corretta delle condizioni in cui si trova la Calabria e perché è così! Tantomeno ho sentito una proposta degna di questo nome su come portare la nostra regione ad un dignitoso livello di fruizione di diritti e di servizi (essenziali per il cittadino) e ad un equo modello di sviluppo compatibile con le nostre caratteristiche territoriali e con il far parte dell’Italia.

Il quadro è sconsolante, ma non dobbiamo perderci d’animo. Ci rimane la possibilità di scegliere, qualunque sia la lista che si vota, persone capaci e competenti, che abbiano passione e amore per la Calabria e i Calabresi. Non ho citato volutamente altri requisiti, perché appartengono ad una sfera non valutabile a priori. Possono bastare quelli sopracitati, soprattutto: CAPACITÀ e COMPETENZA.

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