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A cura di Giuseppe Giraldi

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CI SONO ANCHE ‘NDRINE A CONDUZIONE FEMMINILE

Posted On Giovedì, 28 Novembre 2019 08:01

ARINTHANEWS pubblica i contributi dei lettori - Di seguito il contributo di Minerva Mirafiori

Ho letto molto attentamente quanto apparso su ARINTHANEWS a proposito di violenza sulle donne, ma non posso nascondere che, pur condividendo la manifestazione e la promozione del corso, ho avvertito una sensazione di malessere, che somiglia un po’ ad una forma di rigetto e/o ribellione.

Provo a spiegare, più a me che a chi legge, il mio stato d’animo. Sono d’accordo quando si dice che dobbiamo farcene carico tutti e ritengo siano vere, in parte, le analisi sulla condizione della donna. Questo, ovviamente, vale da nord a sud e viceversa, non è un fenomeno che può essere maggiormente ascritto al Sud piuttosto che al Nord.

Parlare della condizione femminile in Calabria e soprattutto nelle “ndrine”, come di un vissuto di sudditanza, non posso condividerlo. È noto da tempo che buona parte di queste “associazioni“, oramai culturalmente avanzate, sono a conduzione femminile (Gratteri docet) con una gestione avanzatissima dal punto di vista economico-finanziario. Non nego il problema, ma questo non risparmia nessun ceto sociale, anzi, tutt’altro. A mio avviso, le motivazioni sono più profonde, legate ai rapidi cambiamenti culturali e di costume, iniziati già prima del 68’ e che hanno determinato una sempre più consapevole indipendenza intellettuale ed economica della donna. Di contro, la figura maschile si è via via indebolita, diventando sempre più fragile ed inconsistente.  In realtà la crescita non è stata (se non in pochi casi), di fatto, parallela ed equa.  La società non è più di tipo patriarcale, la donna oggi produce reddito come e più dell’uomo e questo la pone in una condizione paritaria e non più di subalternità.

È chiaro che questo non è accettato di buon grado, tanto che, ancora nel 2019, parliamo di parità di genere. I dati ISTAT (sul quotidiano Repubblica) riferiscono che il 6% della popolazione italiana dice che il problema non esiste, il 24% che dipende dal modo in cui una donna si veste, il 39,3% pensa che ci si possa sottrarre da un rapporto sessuale non voluto, è ancora il 15% pensa che se una donna subisce violenza in stato di ubriachezza o sotto l’effetto di droga, ne sia, almeno in parte, responsabile. Questi dati ci inducono a dare il giusto peso al problema. Dobbiamo guardare in faccia la realtà.

Per non essere fraintesa, preciso che il corso va benissimo, non fosse altro per scuotere/svegliare quelle coscienze per le quali il problema non esiste o è un “falso problema“. La realtà è, a mio parere, molto, molto grave. Si tratta di portare avanti un’operazione culturale molto impegnativa.  È necessaria la massima presa di coscienza da parte di tutti. Occorre fare di più. Non basta celebrare una giornata di lotta contro la violenza sulle donne (che comunque è meglio di niente). Bisogna, giustamente, iniziare a sensibilizzare i bambini nelle scuole, coinvolgendo le famiglie, ma soprattutto è importante aumentare la consapevolezza del singolo, creare una rete vera tra gli operatori esperti che si occupano del problema, come i centri di accoglienza, le forze dell’ordine, le procure, gli ospedali, le ASP e tutti coloro che possono venire a conoscenza di situazioni a rischio. Soprattutto le donne non dovrebbero sottovalutare o accettare o giustificare nessun tipo di maltrattamento, né fisico né verbale. Quanti fiori sprecati per mascherare gesti squallidi!

“Piccola mia, ricorda sempre che se un gesto, una parola, un comportamento qualsiasi ti mette a disagio, allora vuol dire che il disagio esiste e devi allontanarti finché sei in tempo“. Questo è quello che ho sempre ripetuto a mia Figlia.

Minerva Mirafiori

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