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A cura di Giuseppe Giraldi

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Età e curriculum, dentro e fuori la politica.

Posted On Mercoledì, 04 Settembre 2019 08:23

L’età e il curriculum sono, oggigiorno, variabili fondamentali che influenzano il mercato del lavoro e determinano la differenza tra il “sei assunto” e il “le faremo sapere”. 

Nella società contemporanea, quantomeno nei paesi “sviluppati”, sempre maggiore è la “cultura” impartita da scuole ed università, pubbliche e private, con una proliferazione di conoscenza oltre che di titoli accademici di ogni genere e specie.

In quest’ottica di “alta” alfabetizzazione è oramai necessario detenere quel “pezzo di carta” anche per svolgere mestieri che prima erano definiti “umili”.

In altre parole, se fino a pochi anni fa per svolgere determinati mestieri “bastava” un diploma, o addirittura una semplice licenzia media e/o elementare, oggi per svolgere quegli stessi mestieri sembra indispensabile(!) avere una laurea!

Facciamo un esempio.

Primo tra tutti: il “posto” al call center.

Un lavoro di tutto rispetto ma che da qualche tempo a questa parte sembra “imborghesito” giacché moltissimi giovani con lauree, master e titoli accademici superiori (chi più ne ha più ne metta!), forse poiché il mercato non offre altro, presentano copiosamente i loro curriculum presso queste società con la speranza di un posto di lavoro.

Ciò merita un’osservazione: tralasciando i posti di dirigenza e similari, è necessaria una laurea in matematica, piuttosto che in ingegneria o giurisprudenza, per lavorare nei call center?

È bene precisare che NON ho alcuna intenzione di offendere chi (o per campare o perché effettivamente lo ha scelto) lavora nei call center in quanto questo mio ragionamento culmina con una provocazione: e per fare politica che credenziali necessitano?

Se per lavorare in un call center, nel nostro tempo, è (quasi!) richiesto un titolo di alta formazione, per svolgere un importante munus pubblico, come l’assessore, il ministro o il presidente, cosa serve?

Facciamo degli esempi concreti.

Sig. Luigi Di Maio, classe ’86, si iscrive prima alla facoltà di ingegneria e poi a quella di giurisprudenza senza conseguire la laurea. È stato vice Premier italiano e Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico.

Sig. Matteo Salvini, classe ’73, si iscrive prima alla facoltà di scienze politiche e poi a quella di storia senza conseguire la laurea. È stato vice Premier italiano e Ministro dell’Interno.

Dunque, facendo riferimento solo a questi ristretti esempi, pare che in Italia i giovani senza “curriculum” possano fare i Ministri mentre i giovani con il “curriculum” possono ambire a un posto nei call center!

È bene precisare che questa non è una statistica, bensì una mera provocazione, auspicando un confronto su un argomento, per certi versi, alquanto sconcertante, anche in ragione del diverso trattamento economico percepito da chi lavora al call center e chi, invece, fa il ministro.

È bene altresì specificare che NON è il titolo a fare l’uomo in quanto molti grandi uomini e donne che conosco non detengono titoli accademici.

Ecco, io la provocazione l’ho fatta… ora spetta ai lettori riflettere.

Luigi Salvatore Falco

Avvocato 

Master in DIRITTO TRIBUTARIO 

Dottore di Ricerca in FORMAZIONE DELLA PERSONA E MERCATO DEL LAVORO

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A cura di Giuseppe Giraldi
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